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Il Rosario in mondovisione del Papa che “chiude” la pandemia

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In tempi di crisi ci sono “immagini che lasciano il segno”, come direbbe il buon Federico Zampaglione. Attraverso scatti, brevi filmati o audio, la mente riesce a fissare i momenti topici della nostra vita, li rievoca, li associa a profumi, sapori e, al minimo accenno che li ricordi, srotola tutto come un papiro o, per essere ancora più aulici, come un Exultet di medievale memoria.

Anche per la crisi da coronavirus è stato così: resteranno indelebili nella nostra memoria le immagini dei camion dell’esercito che trasportavano le salme dei deceduti da Covid-19 fuori dai comuni lombardi più colpiti, lo scatto di quell’infermiera stremata sulla scrivania del pc dopo un massacrante turno di lavoro e la posizione supina dei malati in rianimazione per favorire la respirazione.

Anche la Chiesa, con papa Francesco in primis, ha dato una forte importanza alle immagini. Tra le più eloquenti, dopo la salita in solitaria del sagrato di Piazza San Pietro, la “passeggiata” di Bergoglio per le strade deserte di Roma, simbolo di quel “Pastore che puzza di pecore”, come ebbe a dire in uno dei suoi primi interventi dopo l’elezione a Pontefice.

In questo periodo, il genio comunicativo di papa Francesco ha messo in moto una macchina dai risultati straordinari: il Pontefice, infatti, ha aperto a tutti la sua casa, la Domus Sanctae Marthae, permettendo la partecipazione in diretta televisiva alla messa da lui presieduta, ogni mattina alle 7. Durante queste celebrazioni, il Pontefice ha ricordato tutte le categorie sociali colpite dal coronavirus, utilizzando argomenti e linguaggio che non lasciano spazio a fraintendimenti o discussioni, risultanto tagliente e paterno, come gli addetti ai lavori ormai ricordano sovente.

Alle 12, poi, la recita del Rosario dalla Basilica di San Pietro con il cardinale Comastri ha ulteriormente avvicinato le persone alla preghiera.

Risultato: palinsesti televisivi stravolti con punte di 4 milioni di telespettatori per le celebrazioni di Bergoglio e migliaia di accessi internet per le altre funzioni. Numeri da fare invidia a qualunque trasmissione milionaria.

E stasera, potremmo dire che il Papa “chiude” idealmente la prima fase pandemica con un Rosario in mondovisione in cui l’Italia sarà rappresentata dai santuari di San Giovanni Rotondo e Pompei.

Un’occasione in più per avvicinarsi alla fede, soprattutto per chi invocava l’apertura delle Chiese e poi, puntualmente, è girato al largo.

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